Loading...

Così diventò Bellavista

Si definiva, fra l’altro, epicureo, anche se dargli dell’eclettico, probabilmente, non l’avrebbe per nulla offeso. Forse avrebbe un po’ disquisito sul concetto ma da “uomo d’amore” e, soprattutto, di intelletto, quale era avrebbe accettato entrambe le attribuzioni, sempre in senso filosofico si capisce.

Così avrebbe descritto uno dei suoi personaggi il professor Bellavista, al secolo Luciano De Crescenzo, nato a Napoli il 18 agosto del 1928 anni fa e morto oggi, a Roma, proprio alla soglia dei 91 anni (il suo compleanno sarebbe stato il 18 agosto).

Era un epicureo sui generis. Come per il filosofo di Samo e tutti i suoi allievi, antichi e moderni, anche per il professor Bellavista valeva il principio secondo cui la sensazione è un criterio di verità e di bene. In estrema e semplicistica sintesi per gli epicurei il bene si identifica con il piacere. Ma nella versione del prof. Bellavista, l’epicureismo, almeno quello della condotta di vita, era un modo per “ammortizzare” il dolore della passeggera esistenza umana. ‘O Professore, come lo chiamavano i suoi discepoli nel cenacolo di Così parlò Bellavista, era un po’ epicureo anche nella concezione della natura in quanto, come Epicuro, faceva risalire la formazione e il cambiamento delle cose (il divenire) a un continuo processo di aggregazione e disaggregazione degli atomi. In questa visione, anche le nostre sensazioni sono l’effetto dell’azione degli atomi, di cui sono composte le cose intorno a noi, sulla nostra anima. E come epicureo ‘o Professore non poteva farsi mancare la sua concezione di Dio. Da buon semi-ateo credeva che se qualche dio esiste, egli ha poco o nulla a che fare con la creazione e, soprattutto, con il governo del mondo.  ‘O Professore Bellavista, da buon epicureo,  vedeva nella sua “vocazione filosofica” una via d’accesso alla felicità, vista come una liberazione dalle paure e dai turbamenti, in altri termini una forma di imperturbabilità. Una filosofia, quindi, come pratica di vita, uno strumento per raggiungere la felicità.

Uno dei più grandi meriti di Luciano De Crescenzo è stato proprio di permettere a tantissimi l’accesso a questa pratica di vita, in modo originale e simpatico senza, per questo, snaturare quella che, secondo ‘o Professore e i discepoli del suo cenacolo napoletano, era uno stile di vita.

Un cenacolo sui generis quello realizzato dal professore Bellavista, con discepoli come Salvatore, il “vice sostituto portiere”, o Luigino, il poeta, dove intanto che spiegava la bipartizione del genere umano in uomini d’amore e uomini di libertà, aiutò un grande pubblico a capire un popolo, quello napoletano, e, forse, un intero Paese, l’Italia.

Luciano De Crescenzo fece tutto ciò con sommo piacere, partendo dal quartiere Santa Lucia di Napoli, dove condivise l’infanzia con il grandissimo Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, che badava a difenderlo dai più forti, passando per le “grinfie” scientifiche di Renato Caccioppoli, con il quale superò l’esame di Calcolo  e che lo persuase a studiare ingegneria idraulica, riconoscendogli, profeticamente, le sue doti di paroliere. Approdò all’IBM di Milano, dove, guarda caso, si occupò di pubbliche relazioni, dopo avere affrontato tutte le peripezie dell’ingegnere napoletano, di buona famiglia, che le passa tutte prima di trovare una sistemazione nella propria vita. La vera sistemazione l’ingegnere e filosofo Luciano De Crescenzo la troverà sulla soglia dei 50 anni, quando, finalmente, trova la sua vera vocazione di vita, proprio come tanti filosofi che lui ha saputo raccontare con tanto piacere e delizia.

Grazie professore Bellavista per avere dato a tanti giovani la possibilità di accostarsi alla filosofia. Senza il tuo impegno e il tuo cenacolo, con Salvatore, Luigino e gli altri discepoli, probabilmente la filosofia, come la “napoletanità”, quella vera,  sarebbe rimasta, forse per lungo tempo, materia per pochi eletti. Da buon epicureo napoletano hai contribuito alla felicità di tanti.

Il nostro omaggio a Luciano De Crescenzo e Bud Spencer, due “miti” del nostro tempo.

Leggi anche:

La Burocrazia Ostruttiva: intervista al prof. Geremia Gios

No comments yet! You be the first to comment.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading...