Nella consueta puntata del giovedì di #YTalk Cinema per la nostra sezione Cultura si parlerà del film Erin Brockovich. Pellicola del 2000, con protagonista il premio Oscar Julia Roberts, narra le vicende di Erin Brockovich. Ospiti della puntata il regista Francesco Musto, autore di Essere Diversi, cortometraggio selezionato dalla RAI, l’appassionato Gianmarco Santoro, e gli studenti del YLab for social and digital innovation.

YTalk Cinema: la video recensione del film “Erin Brockovich”

Ispirato ad una storia vera, Erin Brockovich è l’ennesimo capolavoro del regista Stephen Soderbergh. Tra valori culturali ed etica, la pellicola è una vera e propria denuncia ambientale. La protagonista Erin Brockovich è una donna trentenne, con due matrimoni alle spalle e tre figli da gestire, per lo più alla ricerca incessante di un lavoro. Dopo il fallimento di una causa in tribunale, seguita dall’avvocato Ed Marsry che la vede coinvolta in un incidente stradale, decide di proporsi come segretaria nel suo studio legale.

Pur non essendo laureata in legge e nonostante non abbia alcuna esperienza in merito, Masry decide di aiutare Erin viste le sue condizioni economiche precarie. Incaricata di archiviare le vecchie pratiche di compravendita immobiliare, Erin si imbatte per caso in alcuni referti medici contenuti in uno dei fascicoli. La sua curiosità la spinge a fare ricerche più approfondite sul caso e nell’archivio idrico della contea, trova conferma ai suoi sospetti: il cromo esavalente, liquido altamente tossico usato per evitare la corrosione dei metalli, finisce per inquinare le falde acquifere, causando la morte di adulti e bambini.

La sua ricerca, senza sosta, continua portando numerosi frutti positivi, Erin lavora giorno e notte affinché il caso venga risolto e i cittadini possano avere un risarcimento dei danni subiti. Tuttavia, numerose sono le difficoltà: è costretta a pagare una babysitter che badi ai suoi bambini che avvertono l’assenza della madre, prima dell’arrivo nella vita di uomo, nonché nuovo vicino di casa. E soprattutto deve cercare di acquisire la fiducia del suo capo che fin dall’inizio sembra non avere alcuna intenzione di fare causa contro la milionaria PG&E, contro un colosso che fattura 30 milioni di dollari annui, in quanto ritiene che sia una causa con troppi rischi e costi onerosi da sostenere. Ed ecco che si evince come nella vita di Erin ci siano due grandi “maghi” ossia Ed, il suo mentore, ed appunto George il suo vicino, di cui si innamora poco dopo.

Sono queste due figure adiuvanti, che le permettono di raggiungere il suo obiettivo. George infatti si offre volontario di fare da babysitter ai suoi figli, cosa che mai nessun uomo aveva fatto. Due personaggi che risultano fondamentali nei processi decisionali della protagonista, entrambi danno al personaggio maggiore stabilità. Sebbene la cultura sia uno dei capisaldi organizzativi primari per il buon funzionamento di un determinato ambiente, la protagonista Erin sembra inizialmente prendere le distanze da quelli che sono i valori, le opinioni e le conoscenze condivisi da Ed Masry e dalla sua squadra.

Testa alta verso il suo obiettivo, inizia ad aggiudicarsi il consenso dell’intera comunità, soprattutto la fiducia di chi ha vissuto in prima persona questa dolorosa vicenda. Raccoglie ben oltre 600 firme di adesione: tutta gente che si costituisce parte civile contro la ditta PG & E. Con tanta, probante documentazione, il verdetto non può che essere uno: la ditta viene riconosciuta colpevole e condannata a pagare 333 milioni di dollari di risarcimento. Grazie a questa schiacciante vittoria Ed può godersi la sua non poca notorietà, finisce sulle copertine dei più importanti giornali californiani. Lo studio si ingrandisce, una nuova sede, un ufficio tutto per sé e per finire un compenso di due milioni di dollari.

Recensione realizzata da Francesca Picentino, studentessa del YLab for social and digital innovation

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