Gli italiani hanno rispettato le restrizioni e le normative durante la Fase 1?

L’Italia è stata uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia da Covid-19 tanto da richiedere l’intervento del Governo per arginare i contagi. La Fase 1, conclusa lo scorso 4 maggio, ha costretto i cittadini italiani alla quarantena, chiusi in casa per evitare i contagi da coronavirus. Come hanno reagito gli individui di fronte alle normative e alle restrizioni predisposte dal Governo?

Le misure del Governo: restrizioni e normative. Sono state efficaci?

La Nazione è stata travolta da un imprevisto secolare: il coronavirus. Quest’ultimo ha causato la nascita di focolai molto estesi in diverse regioni italiane, in particolare al Nord.

Si tratta di un nemico invisibile, inizialmente sconosciuto; infatti solo dopo diverse analisi si è riconosciuta la sua appartenenza alla famiglia dei Coronavirus, tanto da causare numerosi decessi. La situazione epidemiologica è degenerata velocemente creando la necessità di un intervento immediato da parte del governo, il quale ha imposto limitazioni legate alle entrate e alle uscite dal Paese. Successivamente è stato costretto ad emanare decreti restrittivi a livello nazionale, fino ad imporre una chiusura totale, limitando notevolmente le libertà personali e relazionali. Difatti, l’articolo 13 della Costituzione Italiana dichiara che, in situazioni di emergenza, il governo centrale ha il potere di limitare alcuni diritti individuali a favore del bene collettivo.

La situazione ha avuto inizio in Cina, precisamente nel cuore della nazione, nella provincia dello Hubei (Wuhan). Questa realtà e la sua gravità sono state sottovalutate e considerate esterne alla nazione. Purtroppo non è stato così, rivelandosi uno dei virus con un tasso di infezione tra i più alti registrati e, per ridurre i rischi, sono state emanate diverse normative a tutela del bene comune. A lungo si è discusso della reale efficacia di queste misure che hanno messo a dura prova sia la responsabilità dei cittadini sia la tenuta economica nazionale. Attraverso un questionario, dunque, sono state raccolte diverse opinioni che hanno contribuito a dare una visione popolare di questa situazione.

Secondo queste statistiche è stato dimostrato che il 80,7% dei rispondenti ha confermato (chi più e chi meno) l’efficienza delle misure prese. Circa ¼ invece ha asserito che il governo non ha assolto con capacità ai suoi doveri costituzionali emanando direttive non utili o addirittura dannose. Pochissimi, precisamente lo 0,6%, si sono astenuti dimostrando una poca conoscenza dell’argomento. Dunque è manifesto il supporto generale della popolazione e, come ulteriore conferma, si è affermato il supporto all’attuale governo.

Gli italiani hanno rispettato le normative?

L’incremento inaspettato del numero dei morti ha messo in condizioni il governo di attuare provvedimenti assimilabili ad una forma di “quarantena forzata”; questi ultimi sono stati presi immediatamente per fronteggiare le esigenze sia sanitarie che economiche del Paese. Il popolo italiano ha dimostrato un grande senso di responsabilità e di comunità comportandosi adeguatamente nel rispetto delle norme sancite (isolamento volontario degli infetti, riduzione drastica dei movimenti personali), come dimostrato dai seguenti grafici:

Ciò che è riportato da questi ultimi evidenzia la responsabilità della maggior parte del popolo nei riguardi della salute comune. Difatti le uscite principali sono dovute all’acquisto di beni di prima necessità ed esigenze lavorative, ma resta alto il numero di persone che esce per motivazioni ignote. Oltre al giusto rispetto delle motivazioni per cui uscire, i grafici rispecchiano come i cittadini hanno effettuato il numero di spostamenti raccomandato dal governo.

Nonostante tutti i provvedimenti presi sia da parte del governo centrale, dalle regioni e dalla popolazione guidata dal buon senso, non bisogna cullarsi sui dati promettenti degli ultimi giorni spingendo verso una riapertura prematura e non sicura, ma purtroppo per esigenze di carattere economico, necessarie. Affacciandosi sul panorama mondiale, i numeri dei contagi sono riapparsi soprattutto in Cina, Paese da cui tutto è partito e che sembrava avesse distrutto il virus rianimandosi dalla pandemia. Dall’altra parte del globo, negli Stati Uniti, il contagio è ancora in atto e ancora si deve raggiungere un picco, ma la situazione è ingestibile: circa il 33% degli americani ha perso il lavoro date le restrizioni (troppo leggere secondo la comunità scientifica).

La questione Covid-19 è abbastanza critica. Alcune situazioni, se prese superficialmente, portano a dover effettuare passi indietro ricreando tutti i disagi che gli italiani, come anche altri popoli, hanno dovuto sopportare in questo ultimo periodo.

Indagine sociale condotta dagli studenti del YLab for social and digital innovation  Assunta Di Lillo Eviana Alvino Francesca Gagliardi Francesco Aufiero Francesco Pio Vocca Ilaria Fallarino Krzysztof Tomasz Litwinski Martina De Soricellis

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