Il Simbolismo in Dante Alighieri

“O voi ch’avete gli intelletti sani

mirate la dottrina che s’asconde

sotto il velame delli versi strani”

(Inferno IX, 61-63)

Dopo 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, dopo tanto aver letto di lui, è interessante approfondire tutto ciò che resta celato nel suo pensiero, nelle sue opere. Il sapore allegorico dei suoi scritti rimandano a concetti tanto più profondi e sicuramente rappresentanti del momento storico da lui vissuto. Le sue verità scritte sapientemente dietro allegorie e metafore.

Seguace dei “Fedeli d’Amore”, come tanti poeti del Dolce Stilnovo, ordine legato ai Templari, Dante comunicava le proprie idee tramite una sorta di codice nelle proprie poesie. Il linguaggio usato era colto e quindi indirizzato a chi fosse di cultura elevata. Lo stesso inizia a scrivere ”La Divina Commedia” agli inizi del 1300, periodo di maggiore difficoltà nella storia dei cavalieri Templari, si potrebbe intendere quindi che il poema fosse una sorta di difesa o esaltazione degli stessi.

Il simbolismo di Dante Alighieri

L’Inferno visto come grembo materno, un Omega capovolto, o Tet (nona lettera dell’alfabeto ebraico usata dai Templari per simboleggiare la perfezione), un calice. Un luogo in cui l’uomo, nato peccatore, sopporta fastidi per espiare le sue colpe, un percorso da cui apprendere.

Il Purgatorio, montagna all’uscita della quale Dante deve salire tre gradini, uno bianco uno rosso e uno nero, colori che rappresentano la grande ricerca alchemica.

Il Paradiso, dove, lasciato prima Virgilio, poi Beatrice, viene condotto da Bernardo da Chiaravalle, proprio colui che dotò di una regola molto ferrea l’Ordine Templare. Risulta essere chiaro quindi che Dante avesse una predilezione per lui e quindi, anche per i templari intesi come simbolo di una chiesa pura, votata interamente a Cristo e al Signore.

Il simbolismo numerico di Dante

“Lo numero del tre è la radice del nove, però che sanza numero altro alcuno, per se medesimo fa nove, sì come vedemo manifestamente che tre via tre fa nove. Dunque se lo tre è fattore per sè medesimo del nove, e lo fattore per sè medesimo de li miracoli è tre, cioè Padre e Figlio e Spirito Santo, li quali sono tre e uno, questa donna fue accompagnata da questo numero del nove a dare ad intendere ch’ella era uno nove, cioè uno miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinitade.” (Vita Nova, XXIX,3)

Le opere di Dante sono anche ricche di simbolismo numerico, numeri che ritornano costantemente. Nella Vita Nova, il numero 9 identifica la massima ispirazione dell’amore divino in quanto esso ha come radice quadrata proprio il numero 3 simbolo della perfezione e della trinità. Beatrice lo rappresenta in pieno, Dante la conosce quando aveva l’età di 9 anni e la rivede 9 anni dopo. La Vita Nova è divisa in sezioni novenarie e la parola 9 si ripeterà 9 volte.

La Commedia si divide in 3 cantiche, ciascuna composta di 33 canti ciascuna, canti si compongono di terzine, mentre nei 3 regni vi sono nove settori (cerchi, zone purgatoriali, cieli), laddove il 9 corrisponde al tre moltiplicato per se stesso.

Queste considerazioni fanno ipotizzare la profonda conoscenza del Sommo con le tradizioni ebraico-cristiane, la ghematria, la cabala.

Un uomo dal pensiero e dalle conoscenze filosofiche che resterà eterno, fuori dal tempo.

Le allegorie di Virgilio e Beatrice

“Ma Virgilio n’avea lasciati scemi
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
Virgilio a cui per mia salute die’ mi”

(Purgatorio XXX)

Virgilio rappresenta un’allegoria della ragione, simbolo dell’arte e del sapere. Accompagnerà Dante nella Divina Commedia, lo incontra nel limbo ed egli non potrà  accompagnarlo oltre il Purgatorio poiché pagano. Dante sicuramente fu ispirato dalle opere di Virgilio, l’Eineide fornì al poeta molti elementi d’ispirazione.

Dall’aspetto gentile, Virgilio visse tanti anni a Napoli. Qui fu chiamato “Parthenias, la verginella” un po’ per la sua timidezza , l’aspetto gentile , il suo timore per le donne e l’amore per i giovinetti gli fecero guadagnare il soprannome. Si diffuse poi la credenza che la città venisse difesa dalla sua aurea magica. Si narra che nascose un uovo di struzzo racchiuso in una gabbia dorata sotto le fondamenta del Castel dell’Ovo a protezione dello stesso, e che per salvare napoli da un’invasione di mosche, ne fece costruire una d’oro che riuscì a scacciar via tutte le altre. Fu idolatrato e venerato, sostituito poi da San Gennaro. Un simbolo nella vita e nelle opere.

“Sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva”

(Purgatorio canto XXX)

Beatrice Portinari detta Bice, incarna la purezza, la perfezione, dama salvifica. A lei Dante collega il numero 9, rappresenta la grazie divina colei che condurrà l’uomo alla salvezza eterna e alla beatificazione(origine del nome) tramite le tre virtù teologali (carità, speranza e fede). Lei accompagnerà il sono poeta e lo consiglierà fino al Paradiso. Bice sarà a tratti severa con Dante smentendo anche alcune affermazioni a carattere scientifico asserendo che ci sono argomenti riguardo ai quali la sola ragione umana è insufficiente senza la fede. La donna amata da Dante, ispiratrice della sua poesia è, nella Divina Commedia, maestra di verità, un ruolo che a quei tempi non usualmente veniva attribuito alle donne

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Donatella Donatelli nata a Napoli nel 1970, si avvicina alla fotografia spinta dal desiderio di placare un bisogno privato di fermare il tempo in un solo istante e permettere al fruitore di guardare il mondo attraverso i suoi occhi. Preferisce dedicarsi a progetti strutturati, partendo dalla ricerca dei costumi spesso realizzati da se stessa con minuzia di particolari . Inizia la collaborazione con Ypeople con la stessa dedizione e curiosità dedicata alla fotografia

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