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Infinito, l’essere Leopardi

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude..

Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.”

Il 2019 è stato l’anno di un anniversario da ricordare, i 200 anni dalla stesura del manoscritto più importante del Leopardi. Una delle opere più belle della letteratura italiana, custodita nella Biblioteca Nazionale di Napoli, di un significato profondo. Narra di una grande forza, in grado di aiutare a superare ostacoli che costantemente intralciano il percorso della vita di tutti noi. Dell’immaginazione capace di far oltrepassare barriere, uno sguardo che sia in grado di andare oltre ostacoli esteriori ma soprattutto interiori.

Una lirica sempre attuale e indirizzata ad uomini di ogni epoca. Anche dopo 200 anni resta di un valore e di un fascino immenso. Descrive un mondo senza confini, vedute senza restrizioni, ampie, dove l’uomo può immaginare, esplorare senza timori lasciando che il suo pensiero vaghi. Inizialmente si potrebbe essere intimoriti, ma con coraggio, respirando aria di libertà, ci si potrebbe lasciar trasportare dall’immensità, dagli spazi, dal piacere dell’ascoltarsi nel silenzio più assoluto.

Si potrebbe riscoprire il piacere di naufragare nel mondo immaginario della nostra fantasia. Leopardi indica la sua soluzione alle avversità, la sua maniera di affrontarle, il suo essere. I suoi concetti in merito sono e resteranno sempre impressi nei suoi scritti come nella sua epigrafe sepolcrale.

I simboli di Leopardi sull’epigrafe sepolcrale

L’epigrafe sepolcrale di Leopardi a Napoli

 

La civetta, la luce che segue la soluzione di un problema, l’uscita dalle tenebre.

La lucerna, la luce della conoscenza.

L’uroboro, l’infinito, senza inizio né fine, senza limiti.

La farfalla, anima che lascia il corpo e raggiunge il grado superiore di perfezione.

La quercia, forza e dignità, che accompagnerà sempre questo poeta italiano.

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