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SIrol racconta il suo rap: l’intervista a YPeople

L’intermistah è una serie di curiosità che ho voglia di togliermi su artisti che mi piacciono e coinvolgono in maniera particolare. Non mi è commissionata, viene da dentro, sia nelle domande che nelle risposte: proprio come un testo che si rispetti.

Oggi parliamo di Sirol; pseudonimo di Loris Forte, è un Rapper, producer e fonico nato a Salerno nel 1995. Ha iniziato la sua carriera come bboy, facendo parte della crew Terza Classe, nel 2013, che lascia qualche anno dopo entrando a far parte della RDZ Crew, pseudonimo di Ripartire Da Zero, (cosa che ha dovuto fare più di una volta, a differenza dei suoi coetanei che hanno avuto sempre il piatto servito a tavola).

Inizia la sua carriera da Rapper nel 2013 nel momento in cui si rende conto che l’unico modo per sfogarsi e uscire dalla routine quotidiana è scrivere un testo. Ma non solo, essendosi ritrovato sempre da solo, ha iniziato a produrre beat e a mixare e masterizzare i suoi brani, definindosi un artista completo che non ha bisogno di nessuno per inseguire i suoi sogni: un lupo solitario che insegue la luna.

La prima domanda in genere è “qual è il senso della tua tag?” Ma non sfugge agli occhi che la tua non è altri che il tuo nome al contrario, quindi cambiamo la domanda in “come mai hai deciso di chiamarti Sirol?

“Beh, non posso negare di aver pensato spesso di cambiare il mio nome d’arte. Ma pensandoci è iniziato tutto da questo nome, il fatto che è al contrario rispecchia molto la mia personalità, come ho detto in un mio brano “Ti giuro che sono il contrario di quello che sembro. Non mostro mai alle persone chi sono realmente, solo le persone con cui sono cresciuto mi conoscono. Posso dire che il mio alter ego ha preso il sopravvento, non c’è più una persona che mi chiama per nome, per questo,non lo cambierò mai. Ho sempre sognato la gente sotto un palco che ripete Sirol, Siol, Sirol”.

Sei molto completo e versatile: rappi, ti scrivi i testi, fai freestyle, sei capace di produrti mixarti e masterizzarti. Quali e quanti ostacoli hai dovuto superare per essere così prolifico?

“Di ostacoli ne ho sempre avuti troppi, ne ho ancora e ne avrò sempre. Infondo grazie a questi ho imparato a non aver bisogno di niente e nessuno, la gente che ho avuto intorno avrebbe potuto fare grandi cose insieme a me, ma nessuno era disposto a fare sacrifici, non avrebbero mai rinunciato alla loro solita vita per inseguire un sogno. Per questo ho deciso di crescere come artista, e di diventare io stesso la persona di cui ho bisogno”.

Quanto è comodo ed importante sapersi autoprodurre?

“Credimi, non lo reputo per niente importante e comodo.  L’ho fatto perché altrimenti avrei dovuto fermarmi con la musica da quando mi hanno escluso dal mio primo studio. Avevo lasciato la scuola per la musica ma questo gesto non era stato notato, quindi ho dovuto imparare per forza. Il mio ultimo brano si chiama “Cercasi Producer
Proprio perché voglio superare il limite di dover fare tutto io. Potrei scrivere un pezzo al giorno, ma doverlo produrre, registrare e masterizzare mi limita a farne uno ogni mese”.

(Quindi giovani producers fatevi avanti perchè Loris spacca)

Ricordi il primo live rap a cui hai assistito?

“Certo che sì! Era il live dei Co’Sang , ho ancora il poster in cameretta, era la mia prima Jam”.

Raccontaci il tuo primo Live.

“Una cosa che non dimenticherò mai. Ero con mio fratello Aris in un bar, a cantare Not for Money e S.A. Io e Aris siamo cresciuti insieme, e abbiamo condiviso questa esperienza insieme”.

Facciamo un passo indietro: come e quando hai capito che avresti voluto far rap: com’è avvenuto il “contagio”?

“Ero ragazzino, uscivo con gli amici e non essendo patentato tornavo a casa a piedi con un amico, Ciccio la Papella.
Ci voleva mezz’ora per arrivare a casa quindi una sera iniziammo a perdere tempo facendo freestyle . Da lì iniziai a farlo spesso, poi scrissi un testo con Aris a scuola e poi un altro ancora. Mi ci sono trovato dentro e non voglio più uscirne”.

Il pezzo di cui vai più fiero? Perché?

“Il titolo è “Se tu fossi me“. È un mio sfogo personale , è un pezzo che prende.
Mii piace perché quando lo cantavo ai live, prima ancora che fosse pubblicato, la gente riusciva a cantarlo senza averlo mai ascoltato. È un brano così importante per me che potrei scrivere un testo che parla di questo brano. Sai quando trovi quella canzone in cui ti nascondi per sentirti fuori dal mondo? Questa è la mia”.

Nel periodo storico attuale del rap, in una scala da 1 a 10 quanto contano per te:

Le Skillz: “5 – Portano il brano ad essere troppo tecnico, a mio parere lo rende poco fluido e ascoltabile solo nei live”.

Il budget: “10 – Dove andiamo senza soldi? (Beh…)”.

Contatti fidati nell’ambiente: “6 -Si e no, troppi generi musicali e influenze diverse, troppi Hater e doppie facce, ognuno la pensa a suo modo, rispetto le scelte ma la mia strada la voglio percorrere da solo, per incontrare chi la pensa come me, perché so che ce ne sono pochi, ma li troverò, e saranno loro i miei contatti”.

I social: “7 – A tutti interessa sapere cosa c’è dietro un brano, non serve fare uscire pezzi se poi nella vita normale non fai ne musica ne altro. Penso che i social aiutano a trasmettere i messaggi che ci sono nei testi, se ti definisci rapper, lo si vede in ogni tuo aspetto, non solo quando sei in studio o quando pubblichi un brano. Sti ragazzini dovrebbero parlare di quando erano a casa a giocare alla play, (che io per esempio non ho, e potrei diventare un loro fan) mentre io vendevo bustine in strada per pagarmi le attrezzature del mio studio.  Insomma, se fai le storie di instagram mentre sei al lavoro, nei pezzi parla del tuo lavoro“.

L’educazione e il rispetto: “9”.

Il titolo di studio: “8 – Non per altro, ma il saper affrontare una situazione come un esame di stato, ti fa maturare come persona, io non ho mai studiato, ma quando ho fatto l’esame sono andato meglio di qualcuno che studiava. Il porsi un obiettivo è facile, superarlo è altro”.

Un team di produttori validi alle spalle: “Beh i Produttori 10. Penso sia l’unica cosa di cui ho bisogno, per ottimizzare i tempi e, parlandoci chiaro, dietro i pezzi che spaccano ci sono sempre molte teste“.

La qualità: “10 – La qualità è quella che ti fa sentire il pezzo. Lo rende ascoltabile anche se non sai rappare. Ho visto persone veramente brave che avevano brani mixati malissimo non essere ascoltate, altri che facevano schifo con un mega mix hanno spaccato tutto”.

Il trash: “5”.

Il booking: “6”.

Radici e cultura: “10 – 10 È la chiave di tutte le porte. Per quanto riguarda invece la cultura musicale ho ascoltato di tutto. La vecchia scuola ha dettato legge, questi non sanno niente.  Partendo dalle prime influenze di James Brown nei Breakbeatz , Run DMC , Fugees, Gangstarr e i Wu Tang del quali ho il logo e la scritta C.R.E.A.M. tatuati sul braccio. Notorius e 2Pac , Eminem (il primo brano rap che ho ascoltato era suo). I Radical stuff, Kaos One e i Colle Der Fomento… Insomma penso che un artista che conosce tutto abbia cento punti in più per la formazione del suo stile rispetto a quelli che lo fanno per moda.

Rebbio scouting: suggeriscimi un emergente che spacca e motivami la tua scelta

“Non me la sento di fare solo un nome, per cui ti dico: Matt Kush e ArisMatt perché non se ne frega niente, parla di quello che ha in testa, non inventa. E’ sempre stato con me quando andavo alle Battle fuori casa, ricordo una volta che non avevo i soldi per la benzina per il ritorno e dovevo per forza vincere la Battle, avevo la febbre e Matt faceva freestyle con me per non farmi pensare ad altro , ho vinto la Battle. Aris invece quando rappa sui beat nuova scuola e troppo forte, ha la sua impronta e spacca di brutto. Quando facevamo i live insieme facevamo il panico. Ricordo ancora il live in Calabria con Inoki, facemmo cadere tutto”.

Ultima domanda poi chiudiamo, ma sappi che è la più difficile: i 10 dischi che hanno cambiato per sempre la tua visione di Rap.

“Ma che domande fai? 10 sono pochi: io non ho odiato mai nessuno dalla vecchia alla nuova scuola, per cui apprezzo l’innovazione e soprattutto l’originalità. Eminem – The Eminem Show, Fugees – The Score, Noyz Narcos – Guilty, Kaos One – kArma, Wu Tang Clan – Enter the Wu tang (36 Chambers), Salmo – Midnite, Sfera Ebbasta – Sfera Ebbasta, Luchè – L2, Nas – IllMatic, Jesto – Justin. E visto che 10 sono pochi uno te lo aggiungo per forza: Spiraglio di Periferia, il primo album di Rocco Hunt: massiccio”.

Intervista di Pasquale Matarazzo

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