Come sono cambiate le abitudini alimentari degli italiani durante l’emergenza Covid-19

Le persone mangiano in modo corretto? Come sono cambiate le abitudini alimentari dei cittadini italiani durante l’emergenza Covid-19? Tramite una delle indagini sociali del YLab for social and digital innovation per YPeople.it, abbiamo voluto scoprire le abitudini alimentari e la qualità del cibo che giornalmente gli individui mangiano e come è il loro rapporto con esso.

Cosa e come mangiano gli italiani?

Attraverso una serie di domande abbiamo constatato che la maggior parte degli esaminati è solita consumare 3-4 pasti al giorno. Dall’analisi risulta che il 38% consuma 3 pasti e il 29,1% 4 pasti, per quanto riguarda il quantitativo di pasti inferiori a 3 è del 13,6% e maggiori a 4 è del 18,3%.

In base a ciò che consiglia il Ministero della Salute sarebbe preferibile che l’organismo umano ricevesse almeno 5 pasti al dì, suddivisi in 3 pasti principali, con un maggior apporto calorico, e 2 spuntini. Le portate consumate dai nostri esaminati, quindi costituite dai macronutrienti essenziali, sono radicalmente separate tra: chi riesce a comporre un piatto completo e chi, invece, non riesce ad assumerli tutti.

Solo il 15,8% consuma ad ogni pasto portate complete, il 22,2% spesso e il 29,7% a volte, la restante percentuale si suddivide equamente tra mai e molto raramente. Ciò costituisce un aspetto preoccupante, in quanto assumere le giuste quantità di proteine, grassi, carboidrati e vitamine è essenziale per un giusto funzionamento del corpo umano, non solo a livello fisico ma anche a livello mentale.

Un rilevante dato emerso dalle nostre domande, che ci fa ben sperare in un miglioramento delle abitudini alimentari, è stato che la maggior parte degli esaminati assume giornalmente verdure. Il 29,7% assume verdure quotidianamente, il 53,8% le consuma dall’1 alle 4 volte a settimana e solo lo 0,6% non le assume mai.

Quali sono le abitudini d’acquisto alimentari degli italiani? Dove acquistano il cibo?

Dal questionario si evince che gli italiani prediligono la qualità del prodotto, piuttosto che risparmiare sullo stesso. Ciò sottolinea l’importanza che gli italiani danno agli alimenti che assumono: non a caso, l’Italia è riconosciuta a livello mondiale per l’ottima qualità dei propri prodotti. Il 48,7% predilige la qualità al prezzo e alla provenienza. Il 35,4% verifica la qualità, il prezzo e la provenienza.

Negli ultimi anni, come sappiamo, sono sorti svariati negozi biologici a causa dei cambiamenti alimentari che hanno interessato principalmente i giovani (vegetarianesimo, veganismo, fruttarismo, ecc.). Ciò ha mosso il nostro interesse nel chiedere agli individui in quali negozi alimentari acquistano più spesso. Come ci aspettavamo, la maggior parte di essi predilige i buoni, vecchi supermercati: questo era prevedibile in quanto è risaputo che gli alimentari con caratteristiche specifiche costano di più.

Ben il 91,1% predilige acquistare in supermercati “normali”, mentre il restante 8,9% acquista in negozi biologici o di altro tipo. Nel fare la spesa, le scelte degli individui sono influenzate dal luogo in cui consumeranno il proprio pasto? Molto spesso gli orari lavorativi coincidono con gli orari dei pasti, per questo il nostro quesito è rivolto al luogo in cui quest’ultimi si svolgono. La maggior parte degli intervistati riesce a consumare i pasti a casa, mentre solo l’10,8% deve farlo sul posto di lavoro.

Combinazione tra alimentazione ed esercizio fisico

Nel 2020 siamo circondati da stereotipi che ci mostrano corpi scolpiti e modelle longilinee. Ciò ha influenzato molto il nostro modo di approcciarci al cibo e all’allenamento. Tali stereotipi hanno portato ad un maggior controllo da parte degli individui al proprio benessere, ma non in maniera ossessiva. Infatti, i nostri italiani campione, alla domanda ‘Quanta importanza ha per lei l’allenamento e la buona forma fisica?’ la maggioranza ha votato per abbastanza, a discapito di molto, ciò sottolinea la non-ossessività degli individui nel ricercare un corpo perfetto. Inoltre, gli individui sono soliti non pesare il cibo che preparano, ma ingeriscono ciò di cui il corpo ha bisogno (intuitive eating). Il dato ancor più rilevante è che nessuno ritiene inutile l’attività fisica.

Il 45,6% ritiene abbastanza importante l’attività fisica, il 37,3% molto importante e il restante 17,1% ne dà poca importanza. Il connubio tra attività fisica e corretta alimentazione può dare il miglior contributo nel favorire il pieno sviluppo dell’organismo e nella prevenzione di malattie, quali obesità e anoressia o di tipo cardiovascolari.

Come varia l’alimentazione durante una pandemia

Ciò che ha segnato il 2020 è stato il Covid-19, che ha cambiato le nostre abitudini. Avrà cambiato anche il nostro rapporto con il cibo? Abbiamo sottoposto questa domanda ai nostri intervistati e, sorprendentemente, non vi è stato un grosso cambiamento. Infatti la maggior parte (49,4%) testimonia di condurre un’alimentazione uguale a prima della quarantena, mentre il 36,1% sostiene di mangiare di più.

La noia porta all’assunzione di maggior cibo, ma non solo, anche la tensione a cui siamo involontariamente sottoposti ci induce a concederci qualche sgarro. Non tutti mangiano cibi spazzatura, ma molti si sono dilettati nella creazione di cibi salutari. Consapevoli del fatto che avere il frigo 24 ore su 24 a vista avrebbe portato ad una continua tentazione, si è preferito non buttarsi su dolci o fritti, ma cucinare cibi salutari che non vanno a danneggiare la salute e la bilancia. Ben il 48,7% degli esaminati si è dedicato alla preparazione dei cibi salutari.

Indagine realizzata dagli studenti del YLab for social and digital innovation Lavinia di Lauro, Francesco Annunziata, Rita Patente, Miriana Panizzo, Lorenza Pappalardo, Erminia Masullo, Chiara Merolle e Claudia Salvati

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